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    Panama – Costa Rica – Nicaragua

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    Ready to go.

    4 cotton T-shirts
    2 polo shirts
    2 short sleeves white cotton skirts
    2 very freak coloured shirts
    1 thailandese fisher trousers
    1 pair jeans with hole
    1 short cotton trousers
    1 Swimming suite
    1 pair sunglasses
    1 pair flip flops
    1 after sun and protective lotion
    1 big towel
    Socks and underwear as needed
    Loads of tech stuff. No laptop/netbook.

    Leaving wearing a jumper and trainer shoes.

    Should Be OK for 1 month, right?

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    Back on the road!

    After one long year with only a short break – a mere two weeks in Morocco – we are back on the road again! Destination: Central America! Starting from Panama, going … NW. Duration: 1 month. Backpacks: 2. Adelante!

    Kroonland_in_Panama_Canal,_1915

    Room with view on ganga river

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    Hartal

    Eccoci qui dopo una decina di giorni in Bangladesh. Questo viaggio è iniziato con un po’ di apprensione prima di partire poichè le notizie che ero riuscito a reperire non erano delle piu rassicuranti.
    Cosa succede? Succedono almeno due cose che creano instabilità qui.
    La prima è che dopo 42 anni di processi, stanno uscendo i verdetti sui rashkars. I rashkars sono delle persone che nel 1971 (anno in cui il Bangladesh divenne una nazione indipendente dal Pakistan) parteggiavano per il Pakistan e non volevano l’indipendenza, e a quanto pare si sono resi colpevoli di un po’ di morti. Non c’è una cifra ufficiale, le stime vanno dai 30000 ai 3 milioni. In questi giorni si sta quindi scrivendo una pagina importante della storia del BD. I nodi vengono al pettine e così pure le tensioni. Un gruppo di manifestanti “apolitici” chiede giustizia, che da queste parti suona come “impiccagione in piazza”. Sono quelli di Shabagh square. Tanti ma pacifici. Dall’altra parte ci sono i militanti di Dio, Jamaat-e-islami, con le nuove leve giovanili di Shibir, che invece sostengono i Rashkars e per ravvivare i pomeriggi caldi e afosi danno fuoco a stazioni, autobus e fanno le scaramucce con la polizia, che per contro da quando siamo qui ne ha ammazzato un centinaio e arrestati a migliaia.
    La seconda cosa è che tra un anno ci sono le elezioni, e la campagna elettorale è già nel pieno del suo vigore. Al governo c’è una canuta signora, Hasina, figlia del padre della nazione. Non è estremista islamica. All’opposizione c’è BNP che strizza l’occhiolino a Jamaat anche se ufficialmente non li appoggia, e proclama scioperi a rotta di collo, precedendo o seguendo quelli indetti da Jamaat. Li scioperi sono i famosi HARTAL.

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    Per farla breve, qui quando c’è hartal non funziona un cazzo. Si ferma tutto. Pure le mosche. Non ci sono macchine per strada, i negozi sono chiusi, i treni non viaggiano così come i pullman. Ah, i signori di Jamaat per essere sicuri che durante l’hartal la gente non faccia nulla, si prodigano nel bloccare le strade rovesciando mattoni e tronchi d’albero in mezzo alla carreggiata, e fanno le loro manifestazioni bruciando un autobus qui e lanciando una bombetta artigianale là.
    Questa lunga premessa era per dire quando siamo atterrati a Dhaka era stato appena proclamato un Hartal di tre giorni. Per questo motivo l’hotel che avevamo prenotato, con tanto di servizio airport pickup, ci ha detto che non sarebbe venuto a prenderci all’aeroporto e che ci saremmo dovuti arrangiare.DSCF0236
    Atterriamo a Dhaka, parcheggiati di fianco alla pista ci sono degli aerei più piccoli del nostro 777. Uno di questi ha un motore incartato in un enorme telo di plastica. Non voglio sapere altro. Passiamo l’immigration e andiamo a recuperare i nostri zaini sul nastro trasportatore. Molti bagagli sono delle coperte legate con delle corde, tipo salame, con dentro chissà cosa, e con attaccato un foglio tipo “Shaik Rafiqul Islam – Dhaka”, altri sono televisori LCD ancora nella loro scatola.
    All’uscita dell’aeroporto ci accoglie il solito bordello del subcontinente: risciò, ciclo risciò, macchine – poche per la verità – e umanità varia che mendica o vende i propri servigi all’uomo ricco. Paghiamo una cifra spropositata (25€) per una scassatissima macchina privata che ci porterà all’albergo. Sfrecciamo sulle strade deserte nell’atmosfera surreale della capitale che sembra disabitata e lungo il tragitto sfilano attraverso i finestrini aperti le prime istantanee di Bangladesh.

    Dhaka!

    Eccoci arrivati a Dhaka. All’ultimo l’hotel ci ha cancellato l’airport pickup, poiché l’opposizione ha proclamato sciopero e da quello che ho capito qui uno sciopero non è sciopero se non si mette a soqquadro il paese. Siamo riusciti, pagando il doppio di quello che avremmo pagato il pickup a raggiungere l’albergo e, a parte polizia ed esercito per strada (e poche macchine in giro) sembra tutto normale. Ci ha scritto l’ambasciata dicendoci di non spaventarci e allo stesso tempo di stare in campana.

    Siccome è mezz’ora che sto aspettando i dieci minuti per avere una bangla SIM card e mi sono rotto, vado a cercare un ristorante qui fuori per cenare :)
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    Pacific Hotel @ Dhaka – reservation OK

    Questa sera il signor Shaikh Rafiqul Islam nonché Reservation Manager dell’Hotel Pacific ci ha confermato la nostra prenotazione per la “superior  room” alla cifra da capogiro di 17 dollari americani a notte. Guardando su google earth ho visto che il signor Islam sarà presente oltre che in reception anche fuori dall’albergo, infatti a pochi metri dal Pacific Hotel c’è la moschea madre del Bangladesh. Una mega moschea. Già sento gli Allah akbar durante tutta la notte … amen – per rimanere in tema :-)

    Come di consueto abbiamo richiesto pure l’airport pickup, quindi ci sarà il collega di Shaikh ad aspettarci in aeroporto col cartello con scritto il mio nome in modo da non doverci preoccupare di troppi dettagli dopo le ore di volo.

    L’hotel è in una zona commerciale e centrale di Dhaka … non vedo l’ora di immergermi nel caos dei 18 milioni di abitanti della capitale!

    Ed ecco i riferimenti dell’hotel:
    120/B, Motijheel Commercial Area, Dhaka. Bangladesh
    Web site : www.hotelpacificdhaka.net

    And 2nd VISA!

    Ed ecco rilasciato anche il secondo visto, che a sentir l’impiegata dell’ambasciata era a rischio a causa delle manifestazioni in Bangladesh! Scritto a mano, con tanto di firma del console. Un handcraft insomma. Peccato che ognuno di questi visti si mangi una pagina di passaporto…

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    Got it!

    20130207-183238.jpgEd eccolo! Finalmente un visto multiple entry! Durata sei mesi! Peccato non avere ferie sufficienti …

    Indian embassy Rome

    20130206-165151.jpgEd eccomi qua all’ambasciata indiana, ormai mi sento un veterano. Mi ricordo la prima volta a fare il visto quando non avevo capito che i visti li rilasciavano nello scantinato del civico 5 di via XX Settembre a Roma, ed ero salito per gli scaloni del palazzo. L’atmosfera qui sotto è sempre la stessa: quelli delle agenzie dormono o parlottano tra di loro, i first timers si guardano in giro spaventati, e gli indiani aspettano con la pazienza e la rassegnazione che solo loro sanno. Silvia fa notare che il muro è più scrostato , e io non ricordo se il display con il numero che avanza lento e che scandisce con voce metallica “eleven, counter one”, “twelve counter one” c’era o no. L’omino all’ingresso fa una domanda, nuova: “did you upload this pictr on computr?”